AH – Volevo il mio nome
Lettura integrale del
Mein Kampf, da Adolf Hitler
di Stefano Massini
Lo spettacolo
“AH – Frammenti per non dimenticare”
Voce recitante: Fabio Sala
Musiche dal vivo: Roberto Mares (pianoforte ed elettronica)
Video: Alberto Montresor
Uno dei testi più controversi e inquietanti della storia moderna prende voce in scena.
Fabio Sala affronta Mein Kampf di Adolf Hitler riletto da Stefano Massini con lucidità e senso critico, proponendo una selezione ragionata di passaggi. Non per amplificarli, ma per smascherarli. Non per dar loro spazio, ma per interrogarli. Per ricordare, con rigore e consapevolezza, da dove può nascere l’odio.
Le parole si intrecciano alle musiche originali di Roberto Mares – composizioni per pianoforte ed elettronica – che costruiscono un paesaggio sonoro stratificato e denso, attraversato da tensioni, echi di memoria e silenzi. La musica non accompagna: commenta. Non illustra: dialoga.
Completano l’esperienza teatrale anche le video‑proiezioni curate da Alberto Montresor, che aggiungono un ulteriore livello visivo e immaginativo, trasformando lo spettacolo in un atto civile di riflessione e memoria.
Uno spettacolo necessario. Per non dimenticare e per guardare in faccia l’orrore del passato affinché possiamo riconoscere i segnali del presente.
Durata: 1h15’
Fabio Sala, Roberto Mares, Alberto Montresor: Come si costruisce un abisso
di Mirco Salvadori
Si giunge all’ultimo capitolo di questo racconto, un ultimo respiro che lascerà molti di noi senza, respiro. Il reading progettato dei tre artisti bellunesi prende vita dopo la lettura del testo teatrale di Stefano Massini, che nel suo “Mein Kampf. Da Adolf Hitler” uscito per i tipi della Giulio Einaudi Editore, mette a fuoco l’anima sciagurata e dannata di un dittatore ancora in formazione nel 1924: lo porta in bottega, dove la parola si lima e si prova finché diventa strumento di presa. In scena restano soltanto voce e cadenza, un battito che avvince mentre il giudizio esce dal binario. È un’anatomia della propaganda: dal risentimento privato alla proiezione politica, fino al consenso che spalanca l’abisso. Un piccolo testo che non racconta ma tenta riuscendoci con grande capacità e perizia, di rimediare: smontando l’incanto per disinnescarlo.
Ma i nostri vanno oltre, ben oltre: affidano alla potenza recitativa del reader il peso insopportabile di trascinarci nell’abisso, supportandolo con visual studiati nei minimi dettagli, un’opera che richiede conoscenza dell’alta tecnologia digitale e con il suono che non ha un’unica matrice ma cambia in continuazione, riuscendo a seguire il delirio fin dentro l’antro nel quale viene concepito.
Un combo che funziona alla perfezione, un racconto interpretato con la drammatica teatralità che sa come alterare il presente, trasportando lo spettatore in quel non luogo dove il tempo si ferma per esser narrato, dove ci si trasforma in inconsapevoli vittime di un futuro carnefice che all’inizio non si riesce ben ad identificare, anche se attorno al suo odio nei confronti del tutto che non appartiene al suo pensiero, il terribile tanfo della morte inizia ad aleggiare.
Eccoci quindi trasportati in quella terra che vide la nascita dell’orrore, eccoci atterriti avanzare tra i gas che velano lo sguardo e troncano la vita nella guerra di trincea, eccoci seduti sulle panche di una birreria, ad ascoltare la parola che abbaglia e ammaglia, eccoci marciare avvolti nelle camicie di color bruno, eccoci, eccoci! Inermi spettatori dell’abisso che ora si, spalanca l’orrido sotto il nostro ascolto e il nostro sguardo e lo fa esattamente quando quelle rosse geometrie, presenti nel video fin dall’inizio, iniziano a configurarsi, si trasformano, si avviano a prendere una forma che ora si comprende, una figura geometrica che tutt’ora provoca atroce dolore, in special modo in chi porta dentro il suo DNA l’urlo costante di sei milioni di anime massacrate, nel nome di quel simbolo.
Quel suono da sempre legato alle variazioni si è ora trasformato in un continuo rombo, una insopportabile cadenza di frastuono esplosivo, l’immagine ora è fissa sul quella maledetta e sciagurata forma geometrica e la voce, la voce si è spenta dopo aver fatto l’impossibile per mantenere viva la Memoria, per sollecitarla, per renderla cosa preziosa e sacra, per non permetterle di scomparire così come oggi sta succedendo.
Questo è un reading che dovrebbe per legge, girare nelle scuole di ogni ordine e grado e non sarebbe semplice didattica ma allarme. Se lo si spegne, l’abisso tornerà a chiamarci per nome.
Lo si porti in aula e non per addestrare alla paura, ma alla responsabilità. Date alle generazioni future parole che bruciano per guarire al pari di questo progetto che è profonda e necessaria ferita.
Lasciatela bruciare finché l’indifferenza arretrerà e rimarrà solo il DOVERE DI VEDERE.







